ACRI
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Acri
Acri: un Borgo tra la Sila e la Storia
Alle porte del Parco Nazionale della Sila, in provincia di Cosenza, Acri è un borgo autentico dove storia millenaria e natura convivono in un equilibrio raro. Il nome della città deriva dal greco Akras, che significa "sommità" e la posizione, a oltre 700 metri sul mare, racconta già tutto del suo carattere.
Un po' di storia
Le origini di Acri si perdono nella storia: tracce risalenti all'Età del Bronzo ne testimoniano la frequentazione, così come i leggendari resti di Pandosia Bruzia. Nel corso dei secoli la città attraversò dominazioni normanne e aragonesi e contribuì attivamente al Risorgimento italiano, con il sacrificio di Gianbattista Falcone durante la Spedizione di Acri e il contributo dei fratelli Sprovieri nella Spedizione dei Mille.
Cosa vedere
Nel centro storico spicca la Basilica di Sant'Angelo, massimo luogo di culto della città in stile barocco, seguita dalla duecentesca Chiesa della SS. Annunziata, la più antica, e dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore con la sua imponente scalinata.
Imperdibile il Chiostro del Complesso di San Domenico, che ospita il Museo Permanente del Fungo, della Flora e dei Licheni, un unicum in Italia nel suo genere.
Il M.A.C.A. – Museo di Arte Contemporanea di Acri è ospitato nel seicentesco Palazzo dei Principi Sanseverino, restaurato splendidamente, e raccoglie 237 opere donate dal maestro vetraio Silvio Vigliaturo.
La Torre Civica normanna, cuore dell'antico Castello dei Bruzi, è uno dei punti più suggestivi del centro storico, specialmente al tramonto.
Per chi vuole approfondire le radici arbëreshë del territorio, il Museo dei Costumi Arbereshe racconta la cultura e i costumi degli albanesi d'Italia, minoranza etno-linguistica ancora radicata in questa area della Sila Greca.
Sant'Angelo d'Acri – Il Santo della Gente Semplice
Acri è anche città di fede profonda, custode di una delle figure religiose più amate del Sud Italia. Luca Antonio Falcone nacque ad Acri il 19 ottobre 1669 e a 18 anni decise di farsi Frate Minore Cappuccino. Ordinato sacerdote, si diede alla predicazione e dal 1702 al 1739, anno della sua morte, percorse instancabilmente tutta la Calabria e buona parte dell'Italia meridionale, predicando e tenendo missioni popolari.
Con un profondo senso di giustizia, si schierò a difesa dei più deboli, denunciando apertamente gli abusi dei potenti e la corruzione. La sua predicazione era semplice ma capace di toccare tutti, dai contadini ai nobili, dai vescovi ai governanti del tempo. Morì ad Acri il 30 ottobre 1739, dopo 38 anni di apostolato itinerante.
Nel 2017 Papa Francesco lo ha canonizzato in Piazza San Pietro, rendendolo il secondo santo calabrese dopo San Francesco di Paola. Oggi la Basilica che ne custodisce le spoglie è meta di pellegrinaggi da tutta la Calabria e oltre, un luogo di raccoglimento e devozione autentica che vale la visita anche per chi non è credente.
Natura ed Enogastronomia
Acri è la porta est del Parco Nazionale della Sila, e questo si sente nell'aria, nel paesaggio e soprattutto a tavola. I boschi che circondano la città sono territorio di escursioni tra faggi, abeti e praterie d'alta quota, perfetti per chi cerca un contatto diretto con una natura ancora intatta.
Il Chiostro di San Domenico ospita il Museo Permanente del Fungo, della Flora e dei Licheni, unico in Italia. Un'anticipazione di quanto il fungo porcino silano sia protagonista assoluto della cucina locale: lo trovi nei sughi della pasta fatta in casa, nelle zuppe contadine e nei secondi piatti delle trattorie del centro storico.
A tavola dominano gli insaccati di maiale: soppressata, capocollo, pancetta e salsiccia calabrese, e i formaggi silani, dal caciocavallo silano DOP al butirro, fino al pecorino.
La sera, locande e trattorie invitano a scoprire questi sapori in un'atmosfera schietta e genuina, dove l'ospitalità calabrese si esprime al meglio. Per chi vuole portare qualcosa a casa, le botteghe artigianali del centro offrono conserve, salumi e formaggi locali: un pezzo di Sila da mettere in valigia.



















